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Recensione all-about-jazz di Angelo Leonardi PDF Stampa E-mail

Infedele

Rita Pacilio | Splasc(h) Records - distr. IRD (2011)

Dopo anni da "autodidatta del canto" e perfezionamenti in masterclass con Jay Clayton, Eva Simontacchi e altri, Rita Pacilio debutta con un lavoro ambizioso e un po' fuori le righe, rispetto alle opere prime di altri cantanti jazz.

Come poetessa ha pubblicato alcune raccolte trovando positivi riscontri in premi letterari e presso i media nazionali. Come vocalist ha collaborato con artisti come Claudio Fasoli, Luca Aquino, Massimo Colombo, Pietro Condorelli.

Alcuni di questi nomi hanno partecipato all'elaborazione di questo progetto, scrivendo le musiche per le liriche che la stessa Pacilio ha pubblicato nelle raccolte Alle lumache di aprile e Tra sbarre di tulipani.

Soprattutto Fasoli ha dato un contributo essenziale all'opera, sia in veste di solista che di compositore, offrendo una solida impronta jazzistica con riusciti arrangiamenti e interventi ricchi di pathos. Le presenze di Antonello Rapuano, Giovanni Francesca e Carlo Lomanto aggiungono altri elementi, spingendo anche sul versante dell'elettronica con suggestioni post-davisiane.

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Rita Pacilio l’Artista - E’ nato Album INFEDELE PDF Stampa E-mail

www.ilsannnioquotidiano.it

Rita Pacilio è nata a Benevento, Sociologa e Mediatrice familiare, si occupa di Poesia e di Musica jazz e di Orientamento e Formazione nell’ambito dello Sviluppo delle Politiche del Lavoro e nelle progettualità della Casa Circondariale di Benevento, di Mediazione familiare e dei conflitti interpersonali, di Prevenzione delle dipendenze.

Alcune poesie edite e molte inedite sono state declamate durante serate di degustazione letteraria da attori d’eccezione come Enzo Garinei nell’anno 2004 e molti suoi testi sono stati rappresentati in manifestazioni teatrali. Ha pubblicato:

• “Luna, stelle…e altri pezzi di cielo”; Edizioni Scientifiche Italiane – Prefazione Felice Casucci - anno 2003

• “Tu che mi nutri di Amore Immenso” Silloge Sacra Nicola Calabria Editore (Patti, ME) settembre 2005

• “Nessuno sa che l’urlo arriva al mare” Nicola Calabria Editore (Patti, ME) settembre 2005

• Ciliegio Forestiero” LietoColle collana Erato maggio 2006

• “Tra sbarre di tulipani” LietoColle collana Aretusa giugno 2008

• “Alle lumache di aprile” LietoColle collana Aretusa giugno 2010 prefazione A. Rigamonti e postfazione G. Linguaglossa

Molte poesie hanno partecipato a concorsi nazionali ricevendo la segnalazione della critica e la pubblicazione in Antologie nazionali. Ha ricevuto molti premi e segnalazioni tra cui ricordiamo:

• “Luna, stelle…e altri pezzi di cielo”; pubblicato nel luglio 2003 (vince il Primo Premio sezione “libro edito al Concorso Nazionale “Calicantus” I Edizione indetto da “ Il Gazzettino del Tirreno” (ME anno 2005)”.

• “Tra sbarre di tulipani” (riceve la Menzione d’onore Premio Bellizzi anno 2010),

• “Alle lumache di aprile”: riceve segnalazione speciale della 15^ Edizione Premio Letterario Nazionale di Poesia e Narrativa ‘Città di San Leucio del Sannio’ (Sezione C-Poesia edita), il riconoscimento di Merito Artistico Premio Made in Italy S. Agata de’ Goti per lo stesso anno 2010 e la medaglia ArTelesiaFestival 2010 Premio speciale all’Autrice Rita Pacilio distintasi quale migliore Artista Sannita dell’anno.

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commento di Fortuna Della Porta PDF Stampa E-mail

R. Pacilio, C. Moica: Di ala in ala, Lietocolle, 2011

commento di Fortuna Della Porta

Alla svolta del millennio si affaccia alla ribalta letteraria una schiera di giovani poeti che disattendono le reliquie del novecento, ossia le torsioni esistenziali ed esistenzialistiche e il senso di una Parola poetica che -vedi per es. Ungaretti- tutto potesse e dovesse contenere.

Con le nuove generazioni, l’espressione si lega al lessico in una maniera spontanea e naturale, tanto che ogni termine indica esattamente quello che rappresenta, pur nella forma della metafora e dell’allusione, tipica della poesia.

Ci troviamo così al cospetto di una ventata originale che si va ampliando, ma che non deve essere confusa con un’arte poetica d’improvvisazione. Fare poesia per i nostri, significa piuttosto filtrare la propria esperienza per innalzarla al livello dell’arte, partendo da un dato privato, nel proprio itinerario di crescita e maturazione.

Nella silloge in esame, scritta a quattro mani, notiamo innanzi tutto il lavoro che ha anticipato la scrittura e ha permesso ai due poeti di convergere verso basi condivise, al punto che non si apprezzano dissonanze nell’argomento optato, nella scelta prosodica e metrica - in questo caso, la strofe è costituita da una quartina- nel ritmo sempre quieto e nell’uso senza parsimonia della metafora.

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monologo teatrale di Rita Pacilio Edilet Edilazio letteraria PDF Stampa E-mail

Non camminare scalzo

monologo teatrale di Rita Pacilio Edilet Edilazio letteraria

Lettura critica di Aky Vetere

Rita Pacilio nel romanzo: Non camminare scalzo, modella oltre confine un nuovo personaggio e costruisce un mito arcaico in prosa poetica, dove la donna, soggetto narrante, è anche oggetto di una trama cruda, anzi crudele (come mai potremmo aspettarci dalle parole di una madre), tessuta con pazienza femminile a due mani e con un filo prossimo ad essere tagliato. Come una maschera tragica inscena un divenire intessuto per anni, andando avanti e indietro con mani abili per divorare con dirompente coraggio ogni pruderie e presentando ciò che in questa società è d’uso nascondere dietro paraventi farisaici. In questo romanzo è sempre l’oltre che si legge, anche se certi paradigmi non cambiano per ricordare che la storia femminile è condizione esistenziale. Tuttavia ora le donne sono vittime e carnefici, denunciate e denuncianti, donne che diventano protagoniste di un dramma recitato in un solo atto dove i ruoli impersonati da una sola maschera porta il nome di dolore. Il dolore è locus minoris resistentiae della fragilità endemica della natura umana che tuttavia è necessaria. E’ un “pathos” che mi porta, pur in un contenitore diverso per tempo e ambientazione, a pensare al romanzo Una donna di Sibilla Aleramo, dove il demone del dolore si palesa sotto le spoglie della violenza che inscena la parte distruttiva di tutto l’impianto umano. Ma la novità di questo poetico romanzo è che le donne sono due; tutte vestono ruoli differenti (madre e figlia), con tutti i correlativi di una condizione femminile divisa e poi unita da un’esistenza tragica comune, finalizzata a far emergere un’analisi epistemologica del dolore vissuto come Necessità. Ogni azione, anche la più dura ed inaccessibile, è portata a svolgere un compito inderogabile. Gli uomini sono solo maschere che recitano una parte necessaria perché Ananchè è donna, madre anche lei, ma delle Parche, regine della vita e della morte. In loro è l’antinomia; tutto è inciso sulla carne con ferri incandescenti per imprimere con engrammi indelebili il valore del dolore necessario. La scrittrice ci può solo informare liricamente (ecco perché la forma di prosa poetica del romanzo) che il tormento è necessario; necessario è far cadere ogni narrazione all’interno di un contesto in cui la storia è protagonista della vicenda umana e dove però ogni scissione di ruolo è fonte di pensiero e così ogni pensiero che nasce dal dolore è per natura tragico. La denuncia può intervenire solo alla fine, quando il dolore non est procedere in infinitum, cioè quando qualcosa interviene a tagliare il filo di questa tessitura e la morte diviene essa stessa liberatrice dal karma.

AKY VETERE

 
ALBUM INFEDELE, Per Carlotta Nobile PDF Stampa E-mail

www.ilquaderno.it

1. Come ti sei avvicinata al canto jazz?

Da quando avevo sei anni ascoltavo in casa musica classica poi a ventiquattro anni, quando è nato il mio primo bambino, ed avendo avuto una lunga esperienza di convalescenza in seguito ad un parto difficile, ho avuto tempo per studiare tutta la discografia di Billie Holiday. Sono una autodidatta del canto! Poi ho cominciato ad ‘ascoltare’ e ad ‘osservare’ altre maestre del vocal jazz come Sarah Vaughan, Sheila Jordan, Rachelle Ferrell, Helen Merrill, Anita O’Day. Questa è stata la mia vera scuola. Ai miei tempi internet non esisteva e non esistevano master class o corsi di specializzazione così come ci sono oggi. La mia prima master class con Jay Claiton l’ho fatta nel 2009 a Milano; Claudio Fasoli l’ho incontrato per la prima volta a novembre del 2006, e da lì sono cominciate le nostre collaborazioni fattive. Quando si è autodidatta sei rigorosa ed hai una voglia di apprendere tutto, sei una spugna, cioè assorbi tutto: non lasci nulla indietro.

2. Come nasce il titolo ‘INFEDELE’?

La mia formazione è cominciata dagli standards e mi sembra assurdo scoprire che molti giovani musicisti vogliano saltare questo passaggio secondo me obbligatorio e fondamentale. Soprattutto bisogna ‘ascoltare’ molto ed educarsi all’ascolto. Ci si può allontanare dalla tradizione solo se la si conosce bene. ‘Infedele’ nasce come un voler camminare trasversalmente ai canoni della cultura jazzistica tradizionale e/o ad un’esperienza di uno stile letterario tradizionalista di ‘quel tempo’.

‘Infedele’ è un tragitto emozionale tra la progressione armonica-melodica e la parola poetica. I testi sono tratti dalla raccolta poetica ‘Alle lumache di aprile’ edita Lietocolle 2010 e da ‘Tra sbarre di tulipani’ 2008 sempre edito Lietocolle. ‘Infedele’ è il tentativo, secondo me, in parte riuscito, di voler comunicare la ‘mia storia’ (Miles Davis diceva: devi portare il pubblico verso di te) in uno slancio poetico espressivo che intrecciasse il suono della mia voce e il senso delle mie parole a quello degli strumenti. Un gioco fatto di pensieri e di immagini quasi come un videogioco intimo ultramoderno in cui il protagonista è l’emozione fluttuante esaltata da melodie irrazionali senza forme simmetriche, come onde anomale con abilissime aderenze metriche e vocabolari colti e raffinati del jazz moderno.

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Nella carne vivida degli spasmi PDF Stampa E-mail

Non camminare scalzo di Rita Pacilio Edilet Edilazio Letteraria 2011

Nella carne vivida degli spasmi

commento di Elena Varriale

Dolore, cicatrici e ferite insanabili che dilagano ed ardono nelle viscere di bambina violata e poi di donna incompiuta. Sono questi i protagonisti dell’intenso monologo teatrale “Non camminare scalzo” di Rita Pacilio, pubblicato da Edilet.

“Io scrivo della carne che brucia, dell’aria che penetra l’umido che respira e si apre in penombra, in silenzio, in un senso disperso, nell’unico senso che conosce un dito, la mano” scrive l’autrice. L’intento è dunque chiaro: non solo raccontare, dare voce al dolore altrui, ma affondare con le mani e con le parole nella carne vivida degli spasmi. Precipitare “scalza” nella sofferenza e nel delirio del patimento usando un doppio binario stilistico in cui la prosa del racconto evolve fino a diventare poetica del tormento.

Ha infatti bisogno del verso Rita Pacilio per raccontare l’orrore dello stupro subito da una bambina: “Era mio padre. Avevo cinque anni/e due mesi, la sua schiava bambina,/la sua puttana, forse persi i sensi,/quella prima volta, forse persi/la ragione, forse persi per sempre, la mia parte migliore, quella che ognuno ha dentro/in quella macchia di sangue e fuoco sul lenzuolo”.

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